Commenti ignoranti: Giappone e personalità

Pubblicato il 19 febbraio 2026 alle ore 17:21

 

 

  1. UNA BUONA PREMESSA 

 

Il vocabolario Treccani, nella sua versione in rete, definisce la ‘personalità’ in psicologia, come: “l’insieme di quelle disposizioni e funzioni affettive, volitive e cognitive che si sono progressivamente combinate nel tempo ad opera di fattori genetici, di dinamiche formative e di influenze sociali, fino a costituire una struttura relativamente stabile e integrata riconosciuta dall’individuo come propria, ed espressa di volta in volta nel proprio particolare modo di interagire con l’ambiente, di determinare i propri scopi, di regolare il proprio comportamento” (s.d.).

 

S. K. Mangal la descrive più succintamente come: “una miscela complessa di uno schema in costante evoluzione e cambiamento del comportamento unico di ognuno, emerso quale risultato dell’interazione di ciascuno col suo ambiente, diretto verso specifici scopi.” [1](2009, p. 256)

 

Gli studi sulla personalità hanno prodotto, tra le altre, la teoria – ad oggi la più accreditata - dei ‘Big five’, le cinque caratteristiche di personalità che influenzerebbero il comportamento di tutti gli individui: estroversione-introversione; gradevolezza-sgradevolezza;coscienziosità-negligenza; nevroticismo-stabilità emotiva; apertura mentale-chiusura mentale (Goldberg, 1993).

 

Da un punto di vista clinico e antropologico, Giovanni Ariano (2000), basandosi sui concetti di ‘energia’ e struttura’[2], individua una serie di ‘strutture di personalità’, che raggruppa in tre insiemi: bianche; nere; rigide[3]. Nelle prime vi sarebbe una predominanza di struttura, nelle seconde di energia, in quelle rigide una opposizione tra struttura ed energia. Tali strutture sarebbero valide sia per i singoli individui che per le famiglie.

 

Se, come esercizio mentale ardito, provassi ad abbinare i tipi di strutture a degli interi stati sovrani, il primo paese ‘rigido’ a venirmi in mente sarebbe il Giappone, nazione che, in base alla mia scarsa conoscenza[4], lotta costantemente per tenere a bada le proprie energie sotto una copertura di ordine e organizzazione, generando una serie di contraddizioni[5].

 

Vale in ogni caso la pena ricordare che quelle che io vedo come contraddizioni – talvolta insanabili, a motivo della mia storia e cultura – possono risultare del tutto coerenti nell’ottica dei residenti, o semplicemente non aver mai rappresentato motivo di riflessione, giacché convenzionali. Dopotutto, con le parole di Melanie Joy: “Ciò che chiamiamo <<convenzionale>> è, semplicemente, un altro modo di descrivere un’ideologia talmente diffusa – talmente radicata – che le sue assunzioni e pratiche sono considerate semplicemente come buon senso.”[6] (2022, p. 38)

 

 

  1. UNA CATTIVA SPECULAZIONE

 

Il ‘Paese del Sol levante’[7] è generalmente riconosciuto come piuttosto sicuro, collocandosi al 12° posto su 163 paesi nella versione del 2025 del Global Peace Index[8] (I.E.P., 2025); eppure è la patria della famigerata Yakuza[9]. Allo stesso modo, il suo sistema sanitario è internazionalmente riconosciuto come efficiente[10] e universale; pur tuttavia hanno suscitato scalpore e indignazione i metodi di gestione di disabili[11] e lebbrosi[12] in un passato non troppo lontano.

 

La legislazione Giapponese contempla la protezione dell’ambiente[13] e degli animali[14]; quest’ultima tuttavia non viene valutata sufficientemente incisiva nella teoria e nella pratica dal World Animal Protection[15], che le ha assegnato un voto molto basso[16] nel suo ‘Animal Protection Index’ (2020).

 

La gestione di specie selvatiche come le lontre negli ‘Otter café’[17], e dei cani nei combattimenti[18] - ancora permessi in parte del territorio nazionale in virtù della tradizione – sono plastiche rappresentazioni di una tutela zoppicante.

 

Vale la pena aggiungere che la crudeltà come forma di spettacolo non passa solo attraverso l’uso e l’abuso di animali non umani, ma include a pieno titolo anche quella sulla nostra specie: si pensi ad esempio a una serie di spettacoli televisivi d’intrattenimento che prevedono azioni che mettono in pericolo l’incolumità umana[19], o allo stress psicofisico al quale sono sottoposte le idol[20].

 

 

  1. UNA ACCETTABILE SINTESI

 

Questi rilievi certamente riduttivi non sono sufficienti a farci ‘buttare il bambino con l’acqua sporca’[21]; abbiamo anzi l’imbarazzo della scelta nel selezionare alcuni interessanti spunti della cultura e tradizione giapponesi, da sfruttare in ottica psicologica, giacché nessuno – sia esso individuo, gruppo, finanche nazione – è scevro, indipendentemente dalla propria struttura di personalità, da pregi e difetti.

 

Di seguito elencherò taluni concetti nipponici[22] che trovo particolarmente interessanti:

 

  • Jūnin toiro (十人十色), letteralmente ‘dieci persone, dieci colori’. Questo proverbio ci ricorda che ognuno vede il mondo in maniera differente[23].

 

  • Oubaitori (桜梅桃李), letteralmente ‘ciliegio, prugno, pesco e albicocco’. Questo termine indica che ognuno si sviluppa secondo i propri tempi[24].

 

  • Ikigai (生き甲斐), letteralmente ‘ragione di vita’. Questo concetto filosofico invita a cercare ciò che ci rende felici fare, per poi metterlo in pratica a seconda delle possibilità offerte dal mondo nel quale viviamo[25].

 

  • Kintsugi (金継ぎ), letteralmente ‘ricongiungere con l’oro’. Si tratta di un’arte di restauro delle ceramiche, che prevede l’uso di polveri di metalli preziosi nei punti di riparazione. L’obiettivo è quello di esaltare, anziché nascondere, le crepe[26].

 

  • Wabi-sabi (侘寂) di difficile traduzione. Questa forma filosofica trova la bellezza nella transitorietà e nella imperfezione delle cose[27].

 

  • Shoganai (しょうがない), letteralmente ‘non si può fare nulla’. Questa filosofia di vita è legata all’idea di concentrarsi sulle cose che possiamo modificare e non preoccuparci troppo per quelle sulle quali non abbiamo potere[28].

 

In una vita fatta d’incontri, con noi stessi, gli altri e il mondo, la cultura del sol levante ci ricorda che ciascuno ha una visione delle cose, determinata dalle proprie radici bio-psico-sociali. Per relazionarsi davvero con qualcuno, per prima cosa bisogna riconoscergli il diritto ad essere una creatura senziente col proprio vissuto soggettivo che, in quanto provato è vero, indipendentemente dal fatto che lo riteniamo più o meno opportuno: ricordiamoci che ‘ciò che è’ e ‘ciò che è meglio’ non sono la stessa cosa.

 

Inoltre, anche quando una visione è supportata più di altre da dati che ne comprovano l’aderenza alla realtà, non è detto che l’interlocutore debba accettarla subito e facilmente, poiché ciascuno si sviluppa coi propri tempi, secondo i propri obiettivi di vita, tramite il connubio capacità-volontà.

 

Teniamo sempre a mente che ‘il modo di stare al mondo’ di ogni individuo, per quanto possa essere più o meno funzionale in generale, gli ha permesso di sopravvivere nella sua specifica realtà, collezionando tutte le cicatrici, così come le ferite ancora non rimarginate, che può aver scelto di celare come di mostrare: spostare la propria energia verso altri schemi, anche se si va a migliorare, può essere piuttosto faticoso e destabilizzante.

 

Se poi ci troviamo a contatto con qualcuno (noi stessi o un altro) che vuole crescere come individuo, lo riconosceremo dal fatto che, secondo la sua capacità e volontà, quest’ultimo analizzerà la propria maniera di pensare e fare, mettendosi in discussione e confrontandosi con gli eventi, i dati, i fatti, le persone, in modo da arricchire sempre più il proprio senso di realtà,  abbracciando l’imperfezione della vita.

 

Costui si dedicherà a conoscere sé stesso, tenendosi strette le cose che gli piacciono , tentando di modificare quelle che non gli piacciono e può modificare, accettando quelle che non può.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

  • Ariano, G. (2000). Diventare uomo. Armando. Roma.
  • Goldberg, L. R. (1993). The structure of phenotypic personality traits. American Psychologist; 48(1): pp. 26-34.
  • Joy, M. (2022). Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali, e indossiamo le mucche. Traduzione italiana di Alma Massaro, Paola Sobbrio e Daniela Di Lisio della prima edizione aggiornata dell’originale ‘Why we love dogs, eat pigs and wear cows: An introduction to carnism’ (2010). Milano.
  • Mangal, S. K. (2013). General Psychology. Sterling Publishers Private Limited. New Delhi.[29]

 

 

 

VIDEOGRAFIA

 

  • Institue for Economics and Peace (2025). Global Peace Index.[30]
  • Treccani (s.d.). Vocabolario on line. Personalità.[31]
  • World Animal Protection (2020). Animal Protection Index (API) 2020. Japan: ranking E.[32]

 

 

 

[1] Traduzione e adattamento miei dell’originale: “Personality is a complex blend of a constantly evolving and changing pattern of one’s unique behaviour, emerged as a result of one’s interaction with his environment, directed toward some specific ends in view.”

[2] Coi termini ‘energia’ e ‘struttura’ Ariano (2000) fa riferimento ad un insieme di elementi che costituiscono una unità (energia), secondo un progetto (struttura): se un elemento dell’insieme viene modificato, ciò avrà effetto anche sugli altri; allo stesso modo, se viene modificata la formula che tiene insieme gli elementi, gli elementi si riarrangeranno in una unità diversa dalla precedente. L’energia è ciò che viene organizzato, la formula è il modo in cui viene organizzato.

[3] Si noti che questa categorizzazione non riguarda solo chi patisce un disagio mentale a qualsiasi livello, ma gli esseri umani in generale. Per un brevissimo approfondimento, suggerisco (c.ca min. 00:50-02:10): https://www.youtube.com/watch?v=DRoVnhpEbpY

[4] Il mio ‘incontro con la cultura giapponese’ deriva, in prima istanza, da serie e lungometraggi animati, ai quali ho assistito sin dalla più tenera infanzia, ai quali si sono via via aggiunti materiali di stampo nettamente più saggistico/documentaristico, ad opera di esperti quali Fosco Maraini, Giorgio Amitrano e Jared Diamond.

[5] Alcune piccole contraddizioni quotidiane: https://www.internationalteflacademy.com/blog/a-land-of-contradictions-teaching-english-in-japan

[6] La traduzione italiana del testo originale inglese è di Alma Massaro, Paola Sobbrio e Daniela Di Lisio.

[7] Il Giappone viene talvolta definito in questo modo.

Per approfondimenti in merito, suggerisco: https://www.japan-experience.com/it/prepara-il-tuo-viaggio/da-sapere/capire-il-giappone/il-giappone-paesi-del-sole-significato-rilevante

[8] Va aggiunto che, a partire dalla prima redazione del G.P.I., il Giappone è sempre apparso nella parte alta della classifica.

Si vedano, ad esempio:

  • https://www.visionofhumanity.org/wp-content/uploads/2023/06/GPI-2023-Web.pdf
  • https://www.economicsandpeace.org/wp-content/uploads/2023/09/GPI-2018-web.pdf
  • https://statbase.org/data/jpn-global-peace-index/

[9] La ‘Mafia’ giapponese. Si vedano, ad esempio:

  • https://www.treccani.it/vocabolario/yakuza/
  • https://www.britannica.com/topic/yakuza

[10] Alcuni dati ed approfondimenti:

  • https://www.commonwealthfund.org/international-health-policy-center/countries/japan
  • https://ceoworld.biz/2025/09/21/countries-with-the-best-health-care-systems-2025/
  • https://freopp.org/japan-26-in-the-2024-world-index-of-healthcare-innovation/
  • https://ghsindex.org/country/japan/
  • https://www.journalehdi.com/download/current-healthcare-system-in-japan-current-issues-and-future-directions-17377.pdf
  • https://web.archive.org/web/20200412163054/https://data.oecd.org/healthres/health-spending.htm

[11] Si veda, ad esempio: https://www.youtube.com/watch?v=tScelgD3hcU

[12] Per un primo approfondimento: https://www.theguardian.com/world/2016/apr/14/like-entering-a-prison-japans-leprosy-sufferers-sue-government-for-decades-of-pain

[13] Si veda: https://www.env.go.jp/en/policy/plan/intro.html

[14] Si veda: https://api.worldanimalprotection.org/country/japan

[15] https://www.worldanimalprotection.org/about-us/our-history/

[16] Il sistema di votazione della A.W.P. procede per lettera da ‘A’ (massimo) a ‘G’ (minimo). Al Giappone è stato assegnato ‘E’.

[17] Si veda, ad esempio: https://www.theanimalreader.com/2019/06/04/video-cruelty-behind-japanese-otter-cafes/

Altri animali: https://www.yokomeshi.co.uk/2019/08/28/animal-cafes-tokyo-japan/

[18] Si veda, a titolo di esempio: https://www.esdaw.eu/dogfighting---japan.html

[19] Per un primo approfondimento: https://youtu.be/PLgFzGXPfDg?si=TS08-RwTAJ_Yrjd2

[20] Con tale termine si fa riferimento a giovani che divengono assai popolari nel mondo dello spettacolo per talento e avvenenza. Si veda, ad esempio: https://www.youtube.com/watch?v=928qBqQQC2s

[21] Modo di dire di origine medievale, che implica l’atto di disfarsi di qualcosa nella sua totalità, senza salvaguardarne gli elementi positivi.

Si veda, ad esempio: https://dizionario.internazionale.it/parola/buttare-il-bambino-con-lacqua-sporca

[22] Sinonimo di ‘giapponesi’.

Si veda: https://www.treccani.it/vocabolario/nipponico/

[23] Si veda: https://www.tokyoweekender.com/art_and_culture/history/weekly-japanese-idiom-junin-toiro-different-strokes-for-different-folks/

[24] Per un breve approfondimento:

  • https://www.commentimemorabili.it/oubaitori-filosofia-giapponese-non-avere-fretta/
  • https://www.vanityfair.it/article/oubaitori-il-concetto-giapponese-che-scardina-idea-che-nella-vita-ci-sia-una-tabella-di-marcia-da-rispettare

[25] Per approfondimenti: https://asnor.it/it-schede-571-ikigai_un_metodo_giapponese_per_l_orientamento_e_il_benessere_della_persona

[26] Per approfondimenti: https://kintsugilabo.com/blogs/journal/philosophy

[27] Per una prima disamina di questo concetto complesso, suggerisco: https://www.toki.tokyo/blogt/japan-and-the-philosophy-of-wabi-sabi

[28] Per una parziale disamina del concetto: https://www.unidformazione.com/shoganai-insegnamento-giapponese-smettere-di-preoccuparsi/

[29] L’edizione originale risale al 1998.

[30] Si veda (in particolare p. 8): https://www.economicsandpeace.org/wp-content/uploads/2025/06/GPI-2025-web.pdf

[31] Collegamento: https://www.treccani.it/vocabolario/personalita/

[32] Collegamento: https://api.worldanimalprotection.org/sites/default/files/api_2020_-_japan.pdf


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