“Il tuo respiro dovrebbe fluire con grazia, come un fiume, come un serpente acquatico che attraversa l’acqua, e non come un’aspra catena montuosa o il galoppo di un cavallo. Padroneggiare il nostro respiro significa avere il controllo dei nostri corpi e delle nostre menti.” [1](Nhat Hanh, 1996,p. 20)
Mentre la Biologia studia il corpo umano in termini di organizzazione di ossa, tessuti, cellule, organi (corpo biologico), in ambito psicologico si può parlare di ‘corpo fenomenologico’, che comunica il proprio modo di stare nel mondo attraverso il suo linguaggio, fatto di tensioni, rilassamenti, posizioni, movimenti (Ariano, 2005).
Possiamo analizzare a livello teorico il corpo fenomenologico come ‘corpo oggetto’ o ‘corpo soggetto’, tenendo presente che nella pratica ciascun essere umano li sperimenta entrambi: tutti noi siamo un corpo e abbiamo un corpo (Ariano, 2000).
Siamo un corpo, quando reagiamo automaticamente agli stimoli interni ed esterni con modalità apprese durante il nostro sviluppo bio-psico-sociale; abbiamo un corpo, quando pianifichiamo le azioni prima di compierle o riflettiamo su quelle già compiute.
La smorfia di disgusto che compare sul nostro viso quando ci viene avvicinata una pietanza che riteniamo disgustosa, il riflesso di suzione del neonato, le ‘farfalle nello stomaco’ degli innamorati, sono solo alcune espressioni del nostro essere corpo, così come lo è il guidare un’automobile o svolgere un lavoro ripetitivo, dopo lunga pratica.
Dopotutto pare che gli istinti, le nostre memorie genetiche, così come le memorie apprese, seguano i medesimi meccanismi neuronali, attraverso il rimodellamento della sinapsi (Vetere, 2023).
Grazie alla plasticità del cervello umano, che permette la modifica delle connessioni e, quindi, dei comandi dati al corpo, in condizioni adeguante[2] siamo in grado di modificare i nostri automatismi per adattarci al contesto nel quale viviamo.
Tale adattamento, frutto della necessità, pur essendo utile alla sopravvivenza dell’individuo in un dato contesto, potrebbe diventare problematico in un contesto diverso, più ampio, talvolta più malato o più sano di quello di partenza.
Immaginiamo una bimba, cresciuta in relazione con dei genitori[3] per i quali ogni dissenso, espresso anche nella maniera più serena ed educata, equivale a un’offesa gravissima, alla quale rispondere con riprovazione, vittimismo e allontanamento emotivo. È assai probabile che questa giovane reprimerà sempre più la rabbia[4] – l’emozione[5] che, usata correttamente, ci permette di esprimere il nostro punto di vista e costruire il nostro spazio vitale – non solo nella sua manifestazione fisica, ma nella sua esistenza stessa come emozione. Questa ragazza avrà introiettato spontaneamente la regola per la quale manifestare le proprie idee a chi è importante per noi, quando si è in disaccordo, produce abbandono.
Quando delle persone al di fuori della sua realtà familiare diventeranno per lei significative[6], ella non esporrà mai il suo dissenso, per paura di perderle. Il suo corpo non sarà più in grado di assumere la postura di quest’emozione basilare; le diventerà difficile perfino immaginarla, si farà andare bene cose che non vorrebbe, e le sue relazioni saranno improntate all’annullamento. Al massimo, se ancora un barlume di tale pericolosa emozione girasse dentro di lei, si tradurrà in un malessere senza nome.
Infine, quando cercherà di instaurare relazioni con persone equilibrate, esse non andranno bene né da una parte né dall’altra, e sarà condannata, a meno di non fare un importante lavoro su sé stessa, a ripetere il medesimo tipo di rapporti, legandosi a soggetti abituati a far valere solo la propria visione delle cose.
Questo esempio non rappresenta una condizione fra le più gravi; esistono infatti corpi che vengono talmente anestetizzati in giovanissima età, da divenire muti: essi non ‘parlano’ – non trasmettono alcuna emozione – né all’individuo stesso, né agli altri (Ariano, 2000).
Quando, viceversa, un corpo è vivo, esso esprime bisogni e tradisce emozioni attraverso manifestazioni fisiche che seguono la legge della trasparenza (ivi), con le parole di Alexander Lowen: “Nessuna parola è chiara quanto il linguaggio del corpo, quando si impara a leggerlo.” (2022, p. 87)
Molte persone spontaneamente sono in grado di riconoscere, attraverso le espressioni del volto, la postura del corpo, il tono della voce del loro interlocutore, se quest’ultimo sia arrabbiato, spaventato, contento o triste e, altrettanto spontaneamente, reagiscono con un’altra emozione più o meno adeguata (Ekman e Friesen, 1971; Anolli e Legrenzi, 2012): se richiesto, spesso sono in grado di nominare l’emozione dell’interlocutore, ma non sono altrettanto in grado di dire come l’hanno capito.
Per poter spiegare come si arriva a una data conclusione, bisogna osservare il corpo oggetto in modo riflesso, focalizzando l’attenzione attivamente e volontariamente.
Pensiamo, ad esempio, a concentrarci sull’atto del respiro. Respirare è un meccanismo necessario alla sopravvivenza e, in quanto tale, si attiva in modo spontaneo nel neonato[7] appena venuto al mondo (Vetere, op. cit.); eppure, nel corso della vita, il modo di respirare si modifica, sia per ragioni fisiologiche[8] che psicologiche.
Per Lowen (op. cit.) l’immagine di respiro ideale, psicologicamente parlando, è data da un corpo rilassato, i cui movimenti respiratori sono fluidi, e mostrano unità tra cassa toracica, diaframma e addome. Un torace perennemente rigonfio indicherebbe una personalità ‘gonfiata’, poco a contatto con le proprie sensazioni corporee, così come un petto eccessivamente morbido sarebbe legato a personalità impulsive. Allo stesso modo, comprimere costantemente l’addome aiuta a sopprimere le sensazioni corporee come l’ansia, ma lo rende duro e la respirazione resta sempre breve e superficiale. A questa operazione di ‘anestesia spontanea’ possono contribuire anche spalle troppo rigide, che diminuendo la mobilità del torace, riducono il tono della respirazione.
Così come si modifica spontaneamente per favorire la sopravvivenza in un dato contesto, il respiro può essere modificato volontariamente per ottenere effetti più sani sull’individuo: un classico esempio è il ‘respiro tattico’ (anche chiamato ‘scatola del respiro’[9]).
Si tratta di una forma di respirazione consapevole la quale, aiutando a regolare la risposta del sistema nervoso simpatico e parasimatico[10], risulta utile a mantenere la mente lucida in situazione di stress. Esso è consta di quattro passaggi da ripetersi più volte: inspirare col naso, contando fino a quattro; trattenere il respiro, contando fino a quattro; espirare dalla bocca, contando fino a quattro; trattenere di nuovo il respiro, contando fino a quattro (Solan, 2023).
Il respiro tattico può essere riproposto con nomi e durate differenti, ad esempio ‘triangolo 5-5-5 del respiro’[11], ma il concetto di base non cambia: la sua comprovata efficacia è legata al rispetto della sequenza e alle ripetizioni.
Al di là dei momenti di vita particolarmente difficili, la scatola del respiro può essere utilizzata tutti i giorni, come fonte di autoregolazione e preparazione, cominciando magari a contare mentalmente fino a due, se si hanno difficoltà, per poi arrivare anche a cinque con la pratica, ed effettuare almeno quattro ripetizioni del ciclo completo (inspirare – trattenere – espirare – trattenere).
BIBLIOGRAFIA
- Anolli, L. & Legrenzi, P. (2012). Psicologia Generale. Quinta edizione dell’originale (2001). Il Mulino. Bologna.[12]
- Ariano, G. (2000). Diventare uomo: 2. L’antropologia della psicoterapia d’integrazione strutturale. Armando. Roma.[13]
- Ariano, G. (2005). Dolore per la crescita: Antropopatologia della psicoterapia d’integrazione strutturale. Prolegomeni. Armando. Roma.
- Ekman, P.; Friesen, W. V. (1971). Constants across culture in the face and emotions. Journal of Personality and Social Psychology, pp. 124-129.
- Lowen A. (2022). Il linguaggio del corpo. Traduzione italiana di Paolo Di Sarcina e Maura Pizzorno dell’originale ‘Physical dynamics of character structure (the language of the body) del 1985, riedizione dell’originale (1958). Feltrinelli. Milano.
- Nhat Hanh, T. (1996). The Miracle of Mindfulness: An introduction to the Practice of Meditation. Beacon Press. Boston. [14]
- Vetere, G. (2023). I percorsi della memoria: I nostri ricordi formano chi siamo. Emse. Milano.
SITOGRAFIA
- Solan, M. (2023). Try this: Take a tactical breather. In ‘Mind and Mood’. Harvard Health Publishing: Harvard Medical School.[15]
[1] Traduzione mia dell’inglese: “ Your breath should flow gracefully, like a river, like a water snake crossing the water, and not like a chain of rugged mountains or the gallop of a horse. To master our breath is to be in control of our bodies and minds.”
[2] Non si può modificare tutto, sempre. L’età dell’individuo, la lunghezza del periodo durante il quale ha spontaneamente agito una certa azione, la necessità di attuare una modifica, la volontà di sopravvivenza, le capacità psicofisiche, sono alcuni degli elementi che giocano un ruolo nel cambio dei comportamenti.
[3] Relativamente all’effetto delle relazioni familiari sui figli, suggerisco: https://materia-grigia.webador.it/2567418_pensieri-in-liberta-la-crema-solare
[4] Per approfondimenti relativi alla rabbia, suggerisco: https://materia-grigia.webador.it/1854507_frammenti-di-vita-rabbia
[5] In riferimento alle emozioni, suggerisco: https://materia-grigia.webador.it/1304364_pillole-di-emozioni
[6] Relativamente alla reiterazione del tipo di relazioni familiari con gli altri significativi, suggerisco: https://materia-grigia.webador.it/2799112_divagazioni-grafiche-parlando-di-psicologia-e-relazioni
[7] Per approfondimenti, suggerisco: https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-88-470-2059-7_11
[8] Per approfondimenti, suggerisco:
- https://www.skuola.net/biologia/anatomia-fisiologia/aspetti-sviluppo-apparato-respiratorio.html
- https://www.pneumologiamontesano.it/pneumologia-di-genere.aspx
[9] Una animazione semplice ed efficace: https://youtube.com/shorts/woQPHciR5ec?si=q0Ndbd3I_rozGuuK
[10] Entrambi sono parti del Sistema nervoso autonomo. Il Sistema nervoso parasimpatico è attivo in condizioni di stabilità e si occupa, fra le altre cose, della digestione. Il Sistema nervoso simpatico è attivo in condizioni di stress e gestisce le risposte di attacco-fuga.
Per approfondimenti, suggerisco:
- http://www.med.unipg.it/ccl/Materiale_Didattico/Fisiologia%20(Grassi)/2014/Nervoso/Sistema%20nervoso%20autonomo%202014.pdf
[11] Si veda: https://cabincreekhealth.com/guided-relaxation-triangle-5-5-5-breathing/#:~:text=The%205%2D5%2D5%20breathing%20technique%20is%20a%20breathing,Reducing%20anxiety%20and%20stress%20*%20Enhancing%20concentration
[12] Vedi, in particolare, p. 318.
[13] Si vedano, ad esempio: pp. 125-127, 474-475, 485.
[14] Il testo originale è del 1975.
[15] Collegamento: https://www.health.harvard.edu/mind-and-mood/try-this-take-a-tactical-breather#:~:text=Tactical%20breathing%2C%20also%20known%20as%20box%20breathing%2C,mouth%20while%20counting%20from%20one%20to%20four
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